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Crisi d'impresa · 3 giugno 2026

DSCR: cos'è e come si calcola

Cos'è il DSCR, come si calcola sui flussi prospettici e perché banca e tribunale lo usano per giudicare la sostenibilità del debito.

Il DSCR (Debt Service Coverage Ratio) è il numero che dice, in un colpo solo, se un'impresa riuscirà a ripagare il debito con la cassa che genererà. Quando è sopra 1 i flussi coprono le rate; quando scende sotto 1 c'è un segnale di allerta: il debito, così com'è, non è sostenibile. È il primo indicatore che una banca guarda prima di deliberare un affidamento ed è tra i parametri che il tribunale usa per giudicare la credibilità di un piano. Per questo vale la pena capirlo bene, oltre la formula.

Cosa misura davvero il DSCR

Il Debt Service Coverage Ratio è un rapporto tra due grandezze riferite allo stesso periodo:

  • al numeratore, i flussi di cassa disponibili per il servizio del debito, cioè la cassa che la gestione lascia libera dopo aver coperto costi operativi, imposte e il fabbisogno del circolante;
  • al denominatore, il servizio del debito, cioè quota capitale più interessi che scadono in quel periodo.

Il risultato è un numero puro. Un DSCR di 1,3 significa che per ogni euro di rata l'impresa genera un euro e trenta di cassa: c'è margine. Un DSCR di 0,8 significa che mancano venti centesimi ogni euro dovuto, e quel buco va coperto con nuova finanza, con dismissioni o rinviando i pagamenti. Non è un dettaglio tecnico: è la differenza tra un piano che regge e uno che salta.

Perché va calcolato sui flussi futuri, non sul bilancio storico

Qui casca la maggior parte dei conti fatti male. Il DSCR ha senso solo se costruito su flussi prospettici: la domanda non è "quanta cassa ho prodotto l'anno scorso", ma "quanta ne produrrò nei prossimi mesi, con questi ordini, questi incassi e queste scadenze". Un bilancio storico fotografa un'impresa che non esiste più; il servizio del debito, invece, si paga con la cassa di domani.

Nel Codice della crisi (D.Lgs. 14/2019) il DSCR a sei mesi rientra tra gli strumenti per la rilevazione tempestiva della crisi, proprio nella sua versione prospettica. Un valore atteso sotto 1 nei sei mesi successivi è una spia che l'imprenditore e l'organo di controllo non possono ignorare. È un indicatore che guarda avanti, e va costruito così.

L'orizzonte temporale conta

Non esiste un solo DSCR. Cambia a seconda della finestra su cui lo si legge:

  • il DSCR a sei mesi è quello richiamato dal Codice della crisi per l'allerta precoce;
  • un DSCR di piano su dodici, ventiquattro o trentasei mesi serve alla banca e all'esperto per valutare la tenuta di un risanamento nel medio periodo.

Un'impresa può avere un DSCR di piano rassicurante e un DSCR a sei mesi sotto 1 per una tensione di cassa stagionale. Sono due letture diverse dello stesso rischio, e servono entrambe.

I limiti da tenere presenti

Il DSCR vale esattamente quanto il forecast di cassa da cui nasce. Se le previsioni di incasso sono ottimistiche, se il circolante è stimato male o se si dimentica una scadenza fiscale, il numero mente con precisione. Non è un giudizio sull'indicatore, ma sulla qualità dei dati che lo alimentano: un DSCR difendibile presuppone un modello di cassa costruito su ipotesi verificabili, non su desideri.

Va poi letto insieme al resto. Da solo non dice nulla su patrimonializzazione, concentrazione dei clienti o rigidità dei costi. È un tassello, per quanto centrale, degli adeguati assetti che l'impresa deve avere per accorgersi in tempo di dove sta andando.

Il vero ostacolo, nella pratica, non è la formula ma la sua produzione: ricostruire i flussi prospettici a mano, in Excel, richiede giorni di lavoro e va rifatto a ogni ipotesi che cambia, così il numero arriva sempre tardi. Il salto sta nel costruire la base dati una volta e ottenere DSCR e forecast di cassa aggiornabili con un clic, con scenari che si ricalcolano al variare delle ipotesi. Numeri certi, tracciabili e difendibili: l'AI li propone, il professionista li valuta e decide.

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